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Visualizzazione dei post da 2025

Urbanistica: Paradigma e Inerzia

L’urbanistica che abbiamo ereditato dal secondo dopoguerra nasce da una ferita collettiva: la ricostruzione fisica e simbolica di un mondo distrutto. Dal 1945 in avanti, la disciplina si è fondata su un obiettivo essenziale —  ricostruire, razionalizzare, modernizzare  — secondo principi di efficienza economica, funzionalismo e separazione delle funzioni. Le teorie di Le Corbusier, del CIAM e poi della scuola anglosassone hanno guidato i processi di pianificazione urbana per decenni. Eppure, ciò che era necessario allora — garantire alloggio, mobilità, produzione — oggi è diventato  insostenibile : la città moderna ha perso la sua capacità di generare benessere umano e coesione sociale. Le città occidentali, saturate di infrastrutture e di standard edilizi, sono diventate  meccanismi disfunzionali di sopravvivenza , piuttosto che habitat di qualità. Eppure, la maggior parte dei professionisti, dei politici e persino dei docenti universitari continua a operare ...

IL PREZZO SILENTE DELLA CATTIVA URBANISTICA

La città è, per definizione, l'opera più complessa che l'ingegno umano abbia mai concepito. Non è soltanto un aggregato di manufatti edilizi, un reticolo di strade e infrastrutture: è un organismo vivente, un sistema adattivo in cui materia costruita e relazioni sociali si alimentano reciprocamente, in cui la pietra porta impresse le speranze e le contraddizioni di chi la abita. Eppure questo stesso artefatto — capolavoro millenario di ingegneria sociale e materiale — può degradarsi, attraverso gli effetti di una politica priva di lungimiranza e di una pianificazione asservita a interessi particolari, in una macchina generatrice di sofferenza, disuguaglianza e costi collettivi insostenibili. La domanda che la ricerca urbana si pone con crescente urgenza non è più se la cattiva pianificazione produca esternalità negative, bensì di quale entità siano tali esternalità, su quali soggetti ricadano e con quali meccanismi si trasmettano alle generazioni future. Le risposte che i dati ...

La città contesa: una lettura critica del pensiero di Charlie Kirk

La figura di Charlie Kirk, ex giovane e influente leader della nuova destra americana, pur non essendo stato un urbanista di professione, né un economista o un climatologo, continua a condizionare sia l'economia USA che le sconsiderate politiche in ambito urbanistico del "Presidente Trump & co.". Lontano dal rigore delle aule universitarie, Kirk ha costruito una visione del mondo e, per estensione, della città, che non si fonda sull'evidenza empirica o sulla complessità sistemica, ma su un'impalcatura ideologica   profondamente rassicurante  per una specifica parte significativa della popolazione. La sua forza comunicativa risiedeva nella capacità di semplificare concetti complessi, di tradurre dati e teorie in slogan efficaci e di politicizzare ogni aspetto della vita quotidiana, inclusa la forma urbana. La città, in questa prospettiva, non era per lui un organismo vivente da studiare e curare, ma un campo di battaglia dove si scontrano due visioni opposte: d...

Catastrofismo e resilienza urbana: oltre le narrazioni apocalittiche

Negli ultimi decenni il dibattito sul futuro del nostro pianeta ha assunto, con una frequenza allarmante, i toni di una narrazione apocalittica. Chi sono questi soggetti? Sono attori politici e think tank, sia progressisti che conservatori, utilizzano queste narrative strumentalmente: i primi per mobilitare consenso su politiche ambientali talvolta poco meditate, i secondi per screditare qualsiasi intervento regolatorio dipingendo gli ambientalisti come profeti di sventura. È il settore corporate, in modo apparentemente paradossale, alimenta questi toni attraverso strategie di greenwashing che promettono soluzioni miracolistiche o, al contrario, finanziando campagne negazioniste. Poi c'è l'attivismo radicale di alcune frange ambientaliste che, per quanto mosso da sincera preoccupazione, ricorre a retoriche estreme che alienano ampie fasce di popolazione. Come urbanista, riconosco il valore di movimenti come Fridays for Future nel riportare l'urgenza climatica al centro de...

Una crescita di qualità nell'Antropocene

Personalmente ho una convinzione profonda e tormentata: la città è il più grande artefatto dell'umanità, lo specchio delle nostre aspirazioni, delle nostre conquiste, ma anche delle nostre più profonde contraddizioni. Camminando per le nostre metropoli, osservando la trama degli spazi, il flusso delle persone e delle merci, non vedo solo cemento, acciaio e vetro. Vedo un organismo vivente, un ecosistema complesso che abbiamo costruito attorno a noi, mattone dopo mattone, decisione dopo decisione. È un'opera grandiosa che ha garantito a una parte significativa della popolazione mondiale un benessere senza precedenti nella storia.  Eppure, in questo stesso straordinario successo creativo, si celano i semi di una crisi sistemica che minaccia di compromettere il nostro futuro. La salute del nostro pianeta e la nostra salute sono legate da un filo inestricabile. Ho timore che ci troviamo proiettati verso un avvenire incerto, segnato da condizioni ambientali sempre più precarie, ...