Per troppo tempo la disciplina urbanistica ha guardato alla città con gli occhi del disegnatore ottocentesco, persuasa che l'ordine spaziale potesse tradursi automaticamente in ordine sociale. Quella disciplina urbanistica, che docenti seppur validissimi hanno impresso nel nostro modo di pensare negli anni '80, ha trattato il territorio come uno spazio vergine e l'assetto urbano come un meccanismo di precisione: una macchina statica fatta di zone, assi e volumi, governabile dall'alto attraverso il righello e il compasso. Questo mito — la pretesa che la città possa essere progettata, regolata e "messa in forma" da un demiurgo onnisciente — non è solo un anacronismo. È la radice della nostra fragilità metabolica contemporanea. Ha confuso la staticità del piano regolatore con la stabilità di un sistema vivo, ignorando che le città, proprio come gli organismi biologici, sono dotate di un'inerzia e di una volontà proprie che sfuggono costantemente alla tirannia...
Dott. Arch Tommaso Camplone ----Italian Architects Declare Climate & Biodiversity Emergency---- -External Expert Consultant to the European Commission.