Personalmente ho una convinzione profonda e tormentata: la città è il più grande artefatto dell'umanità, lo specchio delle nostre aspirazioni, delle nostre conquiste, ma anche delle nostre più profonde contraddizioni. Camminando per le nostre metropoli, osservando la trama degli spazi, il flusso delle persone e delle merci, non vedo solo cemento, acciaio e vetro. Vedo un organismo vivente, un ecosistema complesso che abbiamo costruito attorno a noi, mattone dopo mattone, decisione dopo decisione. È un'opera grandiosa che ha garantito a una parte significativa della popolazione mondiale un benessere senza precedenti nella storia. Eppure, in questo stesso straordinario successo creativo, si celano i semi di una crisi sistemica che minaccia di compromettere il nostro futuro. La salute del nostro pianeta e la nostra salute sono legate da un filo inestricabile. Ho timore che ci troviamo proiettati verso un avvenire incerto, segnato da condizioni ambientali sempre più precarie, ...
"La città è un organismo ad alto disordine intrinseco in cui l'ordine globale nasce dalle fluttuazioni e dalle relazioni locali. Esso non si controlla imponendo comandi rigidi dall'alto, ma si governa agendo sulle regole d'interazione tra le parti per guidarne l'auto-organizzazione spontanea"