Negli ultimi 50 anni le nostre città hanno cambiato pelle, espandendosi a dismisura, inseguendo un modello di sviluppo che oggi, con la lucidità che solo il tempo sa dare, ci presenta un conto assai salato. Non possiamo, con onestà intellettuale, avviare una qualsiasi discussione sulla rigenerazione urbana senza prima diagnosticare con spietata chiarezza la malattia che affligge i nostri territori. È una patologia che ha un nome preciso: sprawl urbano, la dispersione insediativa. Un maestro indiscusso come Giuseppe Campos Venuti, già negli anni Settanta, ci metteva in guardia, denunciando come questo modello fosse guidato non da una visione di bene comune, ma dalla voracità della rendita fondiaria. La sua era una voce profetica, che descriveva un'urbanistica asservita a interessi particolari, incapace di disegnare un futuro desiderabile per la collettività. Abbiamo costruito senza sosta, spingendo i confini delle città sempre più in là, consumando la risorsa più preziosa e non r...
"La città è un organismo ad alto disordine intrinseco in cui l'ordine globale nasce dalle fluttuazioni e dalle relazioni locali. Esso non si controlla imponendo comandi rigidi dall'alto, ma si governa agendo sulle regole d'interazione tra le parti per guidarne l'auto-organizzazione spontanea"