Vi è un interrogativo che attraversa, come un solco profondo e talvolta dolente, l’intera parabola del pensiero urbanistico del Novecento: può la città — questo organismo pulsante, imprevedibile e stratificato — essere ideata, sezionata e governata con la precisione chirurgica di un bisturi? Per decenni, la risposta non è stata una semplice congettura accademica, ma il dogma operativo di una civiltà che ha confuso l’ordine geometrico con il benessere sociale. La città modernista, quella "macchina per abitare" che Le Corbusier elevava a feticcio del progresso e che Adolf Loos purificava da ogni presunto "delitto" ornamentale, nasceva sotto il segno di un determinismo newtoniano. In questo scenario, il territorio veniva ridotto a un ingranaggio: ogni funzione era perimetrata, ogni spazio la sua misura immutabile, in un’aspirazione quasi ossessiva all’eliminazione dell’ambiguità. Tuttavia, questa presunzione di controllo totale affonda le radici in un’eredità scientifi...
Dott. Arch Tommaso Camplone ----Italian Architects Declare Climate & Biodiversity Emergency---- -External Expert Consultant to the European Commission.