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LA "CITTA' MEDIA"

È sorprendente, forse persino controintuitivo per molti, constatare come la maggior parte della popolazione urbana mondiale non risieda nelle metropoli tentacolari che spesso monopolizzano l'immaginario collettivo quando si parla di città.

 I dati statistici, in questo senso, sono illuminanti e ci restituiscono un quadro ben diverso: secondo le rilevazioni più recenti, oltre 2,3 miliardi di persone nel mondo (circa il 29% del totale) vivono in appena 990 grandi aree urbane (quelle con oltre i 500mila abitanti), di cui ben 524 concentrate in Asia: solo la Cina ne ospita oltre 200

Se intendiamo una città come la popolazione che vive in un territorio locale riunito sotto un’unica amministrazione, con i suoi oltre 31 milioni di abitanti Chóngqìng, nella Cina centro-meridionale, è la più popolata del mondo. Se invece consideriamo una città come un agglomerato urbano, ossia un’area priva di zone rurali, la più popolata è Tokyo, con oltre 37,7 milioni di abitanti.

 Altro dato significativo è che il 55% della popolazione urbana globale vive in realtà in città di dimensioni medie, quelle che si collocano in una fascia demografica compresa tra i 100.000 e i 500.000 abitanti. Se a questa cifra aggiungiamo un ulteriore 10% che risiede in centri urbani di dimensioni leggermente maggiori, tra i 500.000 e il milione di abitanti, si comprende come ben il 65% della popolazione urbana mondiale graviti attorno a queste realtà, spesso definite, almeno nel contesto italiano, "città medie". Le grandi metropoli, quelle con una popolazione tra 1 e 5 milioni di abitanti, ospitano "solo" il 22% della popolazione urbana globale, mentre le vere e proprie megalopoli, con una popolazione che oscilla tra i 5 e i 10 milioni di abitanti, rappresentano attualmente un fenomeno concentrato in soli 32 centri a livello mondiale.

Questi dati demografici ci pongono di fronte a una riflessione cruciale: se è vero che le grandi metropoli sono spesso al centro del dibattito sulle sfide urbane contemporanee, come l'eccessiva cementificazione del suolo e le relative conseguenze sull'ambiente naturale, unitamente alle complesse problematiche che l'urbanistica moderna si sforza di risolvere per la maggior parte dei cittadini, è altrettanto vero che tali criticità non sono un'esclusiva di questi grandi centri. Anzi, l'analisi dei dati suggerisce con forza che il problema dell'eccessiva cementificazione e delle sue nefaste conseguenze ambientali (impermeabilizzazione del suolo, isola di calore urbana, perdita di biodiversità, aumento del rischio idrogeologico) è un fenomeno che affligge in maniera significativa proprio le città di dimensioni più contenute, quelle che rientrano nella categoria delle città medie. La Commissione Europea, nel progetto relativo al “Secondo Audit urbano”, realizzato nel 2002, riferendosi all'importante ruolo svolto in Europa dalle città di media dimensione individua “100 città con un numero di abitanti compreso fra 50.000 e 250.000”

È proprio in queste realtà, spesso percepite come più vivibili e a misura d'uomo, che si annida un paradosso: la proliferazione di modelli di sviluppo urbano spesso inefficienti, poco pianificati e caratterizzati da una dispersione edilizia che consuma suolo fertile a ritmi allarmanti, contribuisce in maniera significativa all'aggravarsi delle criticità ambientali a livello globale. Questi centri, in virtù della loro diffusione capillare sul territorio nazionale e mondiale, moltiplicano l'impatto negativo sull'ambiente naturale, frammentando ecosistemi preziosi, consumando suolo agricolo fertile e aumentando la dipendenza dai combustibili fossili per la mobilità quotidiana dei loro abitanti. Eppure, sempre più prende piede l'idea, supportata da una crescente consapevolezza dei limiti dei grandi agglomerati urbani, che tali realtà – le città medie – possiedano intrinsecamente una maggiore qualità della vita e che, proprio per questa loro dimensione più umana e gestibile, possano svolgere un ruolo cruciale di "decompressione" delle criticità che spesso affliggono le città di più grandi dimensioni, offrendo un modello di urbanizzazione più equilibrato e sostenibile.

È proprio nel tessuto connettivo delle città medie che risiede un potenziale straordinario per invertire la rotta e costruire un modello di sviluppo urbano che sia intrinsecamente più sostenibile, resiliente e attento alle esigenze sia dei cittadini che dell'ambiente circostante. Queste realtà urbane, per la loro scala più umana e per una maggiore facilità di gestione rispetto alle megalopoli tentacolari, offrono opportunità uniche per un'urbanizzazione più equilibrata, che sappia contemperare le esigenze di sviluppo economico con la tutela del patrimonio naturale e culturale. In questo contesto, il concetto di "rigenerazione urbana" applicato alle città medie assume un significato particolarmente rilevante e profondo. Non si tratta semplicemente di interventi puntuali di riqualificazione di aree degradate o della costruzione di nuovi edifici secondo criteri più efficienti, ma di un ripensamento radicale dell'intero modello di sviluppo urbano in chiave di sostenibilità a 360 gradi. Ciò implica l'integrazione sinergica di principi di efficienza energetica nell'edilizia e nelle infrastrutture, la promozione di una mobilità dolce e multimodale che riduca la dipendenza dall'auto privata, l'adozione di modelli di economia circolare che minimizzino la produzione di rifiuti e massimizzino il riuso e il riciclo, la promozione dell'inclusione sociale e della coesione comunitaria, e una profonda valorizzazione del ricco patrimonio culturale e naturale che spesso caratterizza questi centri urbani.

La rigenerazione urbana delle città medie può concretizzarsi attraverso una pluralità di strategie integrate e complementari. In primo luogo, è fondamentale promuovere una pianificazione urbana che sia realmente integrata e partecipativa, che sappia tenere in profonda considerazione le specificità del contesto locale, le sue peculiarità storiche, ambientali e socio-economiche, e che coinvolga attivamente i cittadini, le associazioni locali, le imprese e gli altri stakeholder nelle scelte di sviluppo futuro. Questo significa favorire una densificazione urbana intelligente, che sappia riqualificare il patrimonio edilizio esistente, spesso sottoutilizzato o degradato, limitando al contempo il consumo di nuovo suolo, preziosa risorsa non rinnovabile. L'obiettivo è privilegiare la creazione di quartieri misti e multifunzionali, dove residenze, attività commerciali, servizi pubblici e spazi verdi siano interconnessi e facilmente accessibili, riducendo così la necessità di spostamenti motorizzati e favorendo la creazione di una vivace vita di comunità a livello locale. Inoltre, è cruciale investire in modo strategico nelle cosiddette infrastrutture verdi e blu: creazione e riqualificazione di parchi urbani e giardini pubblici, realizzazione di corridoi ecologici che connettano le aree verdi esistenti e favoriscano la mobilità della fauna selvatica, recupero di aree industriali dismesse trasformandole in polmoni verdi, e rinaturalizzazione dei corsi d'acqua urbani, per migliorare la qualità dell'aria, mitigare l'effetto isola di calore urbana, aumentare la biodiversità e offrire ai cittadini preziosi spazi di svago, socializzazione e contatto con la natura.

Un altro aspetto di importanza fondamentale è la transizione decisa verso un modello di mobilità urbana sostenibile. Ciò implica incentivare attivamente l'uso del trasporto pubblico attraverso il miglioramento delle infrastrutture esistenti e l'offerta di servizi efficienti e capillari, promuovere l'uso della bicicletta e della mobilità pedonale attraverso la realizzazione di piste ciclabili sicure e di percorsi pedonali attrattivi, ridisegnare le strade urbane per dare priorità ai mezzi di trasporto non inquinanti e condivisi, e creare zone a traffico limitato o completamente pedonalizzate nei centri storici e nelle aree residenziali. Parallelamente, è necessario promuovere con forza l'efficienza energetica degli edifici, incentivando la ristrutturazione energetica del vasto patrimonio edilizio esistente attraverso incentivi fiscali e programmi di finanziamento dedicati, e promuovendo la costruzione di nuovi edifici a basso consumo energetico o a energia quasi zero (NZEB), integrando fonti di energia rinnovabile a livello edilizio e sistemi di gestione intelligente dell'energia per ottimizzare i consumi e ridurre le emissioni di gas serra. La rigenerazione urbana delle città medie deve anche rappresentare un volano per lo sviluppo economico locale, sostenendo le piccole e medie imprese, l'artigianato di qualità, il commercio di prossimità che anima i centri storici e l'economia sociale, creando nuove opportunità di lavoro qualificato e favorendo la coesione sociale e l'inclusione di tutte le fasce della popolazione.

Le città medie, proprio in virtù della loro dimensione più contenuta e della loro maggiore flessibilità amministrativa, possono diventare dei veri e propri laboratori di innovazione e sperimentazione di modelli di sviluppo sostenibile che possono poi essere replicati con successo anche su scala globale. La loro dimensione più gestibile facilita l'implementazione di soluzioni innovative nel campo della smart city, della gestione intelligente dei rifiuti, dell'economia circolare e della partecipazione cittadina, e la creazione di reti di collaborazione virtuose tra il settore pubblico e quello privato, tra le istituzioni locali, le imprese del territorio e i cittadini attivi. Il successo della rigenerazione urbana delle città medie non solo porterà a un significativo miglioramento della qualità della vita di una vasta porzione della popolazione mondiale, ma potrà anche fungere da modello virtuoso e da fonte di ispirazione per le grandi città e per i centri urbani di minori dimensioni, innescando un processo di trasformazione globale verso un futuro che sia realmente più sostenibile, resiliente e a misura d'uomo. Investire nella rigenerazione delle città medie significa quindi investire nel futuro del pianeta, riconoscendo il ruolo cruciale che questi centri urbani, spesso sottovalutati, possono svolgere come protagonisti di un cambiamento positivo e duraturo.

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